Io penso di avere, come tutti, dei picchi di interesse in alcuni momenti su determinati argomenti. Alcune sono le mie cose principali: il mio mondo, la mia famiglia, le cose che mi interessano, il mio lavoro. Poi ci sono picchi di interesse su alcune tematiche. La fotografia, ad esempio, è un elemento ricorrente; lo spazio, il cosmo; altre volte la storia. Altre invece vanno e vengono.
Oggi vorrei parlare di un argomento un po’ strano da affrontare, che io di solito chiamo la delivery, anche se il termine è completamente sbagliato. Quello di cui voglio parlare sono soprattutto persone, persone che hanno raggiunto o non raggiunto determinati obiettivi nel corso della loro vita. Tipicamente mi riferisco a figure che in qualche modo hanno fatto la storia, nel bene e nel male. Quindi alcune di queste mie delivery possono essere interpretate in modo totalmente fuorviante, perché per me la delivery di questi personaggi è qualcosa di diverso da quello che normalmente intendiamo per delivery, no?
Intendo dire personaggi come Che Guevara. Dove vedo io la delivery in un personaggio come Che Guevara? Per esempio: cosa ha concluso Che Guevara nella sua esistenza, questo personaggio che è diventato un simbolo sulle magliette per tutta una generazione? Di fatto non è che ha concluso granché, no? Almeno dal mio punto di vista, non ha fatto nulla di particolarmente eclatante. Piccoli momenti, ma anche luci e ombre. Però è rimasto nell’immaginario collettivo, una figura sicuramente importante. Immagini, fotografie.
Per me la delivery di Che Guevara era questa: avere la forza di volontà, con la grave forma di asma che aveva, di ritrovarsi senza farmaci nella giungla del Sud America cercando di portare la rivoluzione, nonostante facesse fatica a respirare e a camminare. Quella per me è una forma di delivery. Alla fine è stato preso, è stato ucciso dai servizi segreti americani, che poi l’hanno trovato con facilità. Quindi pensava di essere particolarmente scaltro, particolarmente abile, e probabilmente Fidel Castro immaginava come sarebbe andata a finire.
Ciò detto, per me la sua delivery non è stata la sua capacità di accendere il fuoco rivoluzionario, cosa che in Bolivia non è stata, o di aver contribuito alla liberazione del popolo cubano, dal prima al dopo la rivoluzione, che è tutto da capire se sia stato un pro o un contro, no? All’alba del 2026 ci sarebbero due pensieri da fare su questo tema, e non parlo dell’aspetto politico, parlo dell’aspetto della qualità della vita.
Una forza di volontà di acciaio, che io non vedo nell’ideale rivoluzionario ma nella capacità di superare il disagio fisico.
La delivery, in questo caso, io la vedo nell’incredibile tenacia di riuscire, nonostante un disagio fisico importante, a perseguire questo ideale. Una forza di volontà di acciaio, che io non vedo nell’ideale rivoluzionario ma nella capacità di superare il disagio fisico. Sono due momenti diversi, perché quando uno è da solo col suo dolore, da solo col suo annaspare e cercare l’aria, è difficile appellarsi alle filosofie socialiste in quel momento, no? Nel caso di Che Guevara mi riferisco alla sua grave forma di asma, che lo affliggeva sin da quando era bambino: è in quel senso che parlo della fame d’aria. Quindi riuscire a farlo è qualcosa di diverso, che non ha niente a che fare né con la politica né con la rivoluzione.
Aggiungo un altro personaggio, perché non voglio che questo primo post introduttivo risulti troppo lungo, anche se immagino che sarà lungo. Una figura fantastica, del quale non si parla mai abbastanza e che secondo me invece ha scritto delle pagine importanti di storia, è Muhammad Ali, Cassius Clay.
La delivery, qui, non è quella boxistica, non è la sua capacità tecnica. La cosa che mi affascina è l’incredibile determinazione e forza di volontà che col senno di poi tanti hanno riconosciuto, ma che al momento, per motivi ovviamente politici, è stata ignorata. E tuttora si fa fatica ad ammettere la forza di questo ragazzo che, all’apice della sua carriera, affronta addirittura la prigione pur di non andare in Vietnam, con la motivazione che nessun vietnamita gli ha mai sparato addosso o gli ha fatto del male.
E sul tavolo di questa idea si gioca tutto: tutto quello che ha raggiunto, tutto quello che è riuscito a ottenere con la stessa ostinazione. È diventato il campione del mondo dei pesi massimi, e rinuncia a tutto questo per anni. Nessuno glielo ha chiesto, lui non doveva mica dimostrare niente a nessuno: non era un capopopolo, non era un capo religioso, non era un capo politico. Non ci si aspettava da lui una guida, no? Non ci si aspettava da lui degli insegnamenti, ci si aspettava che andasse sul ring a tirare pugni in faccia a qualcuno.
E invece da questa persona arriva questo insegnamento pazzesco. Ancora una volta una volontà incredibile, in questo caso non contro dei disagi fisici, ma dopo aver raggiunto l’apice: visto dal mondo esterno, quello poteva essere il momento apicale della sua intera vita. Lui no, lui rinuncia a questo pur di non andare in Vietnam. Ed è una cosa che mi lascia perplesso: quanti farebbero una cosa del genere? Chi lo farebbe? Chi di voi, chi di noi, trovandosi in quella situazione, avrebbe fatto una scelta del genere? È una grandezza incredibile, e forse solo adesso ci si comincia a rendere conto di quanto sia stato importante quest’uomo.
E quindi, in qualche modo, questi due personaggi nella mia testa si legano. Entrambi hanno avuto un palcoscenico ampio, no?, sul quale si sono espressi in modi diversi. E io ci vedo dietro delle capacità formidabili, però probabilmente di natura diversa. La mia posizione su Muhammad Ali è un po’ più banale, nel senso che tutti siamo in grado di interpretare cosa vuol dire fermarsi all’apice della propria carriera: è facile magari da capire, ma è difficile da fare. Invece nel primo caso, quello di Che Guevara, forse il mio pensiero non è comune. Non è detto che sia condiviso, ma non mi interessa che lo sia.
Questo è tutto per il primo articolo del mio sito personale. Chissà che idea si comincerà a fare la gente di me.
